26. La crociata dei pezzenti e la crociata dei baroni.

   Da: G. Duby, Il Medioevo. Da Ugo Capeto a Giovanna d'Arco,
Laterza, Bari, 1993

 Alla crociata non parteciparono soltanto casate feudali alla
ricerca di gloria e di nuove risorse, ma anche turbe popolari,
guidate da eremiti ed avventurieri, spinte sia dall'esuberanza
demografica, che da una intensa, ma fanatica religiosit, come
spiega in questo brano Georges Duby.


   Effettivamente la maggior parte dei partecipanti venne dal Nord
del regno [di Francia]. Fin dalla primavera del 1096 i poveri di
questa regione si prepararono alla partenza. Urbano secondo,
certo, aveva convocato anche loro. Nessuno, per la verit, si
aspettava che si muovessero. Invece si precipitarono, e per primi.
Fu come uno scossone dell'intera marginalit popolare. Come la
ricomparsa delle carestie e come quelle improvvise crisi che si
vedono scatenare periodicamente nelle ondate migratorie del
contado di una provincia, questa mobilitazione spontanea, della
quale si meravigliarono gli storici monastici e di cui forse
esagerarono la portata, fu un effetto dell'esuberanza demografica.
Ma essa derivava anche dai successi della riforma della Chiesa,
che portava con s dei germi di contestazione e di turbolenza. Nel
discorso riformista risuonava come un'eco di quello, per il
momento soffocato, degli eresiarchi [iniziatori di movimenti
eretici]. Effettivamente esaltava la libert, la ricerca
spirituale, esortava a ritornare alla purezza, al rigore dei primi
tempi del Cristianesimo, incitava a leggere con maggiore
attenzione gli Atti degli Apostoli e suscitava nell' lite degli
uomini di Dio la volont di vivere come avevano vissuto i primi
discepoli di Ges, nella povert e a colloquio con i poveri. Ai
margini della Chiesa ufficiale si videro moltiplicarsi negli
ultimi anni dell'XI secolo gli esaltati della penitenza. Furono
numerosi coloro che s'inoltrarono nelle foreste dell'Ovest, nelle
montagne dell'Est; ex canonici, persuasi che la riforma delle
chiese urbane non dovesse fermarsi qui, se ne andavano lontano
dalle citt, a nutrirsi d'erbe e di radici, nella solitudine e nel
silenzio, e una schiera di fanatici li seguiva nel loro ritiro.
   Altri si sistemavano nelle piazze, nelle periferie delle citt
in espansione, pregando, denunciando i preti troppo ricchi e
gaudenti, mostrando anche le vie della Terra promessa, e sulla
loro bocca ritornava incessantemente il nome di Gerusalemme. Per
mezzo di tali agitatori - uno di questi si chiamava Pietro
l'Eremita - l'appello di Clermont [del concilio di Clermont-
Ferrand del 1095, nel quale Urbano secondo band la prima
crociata] riecheggi nei quartieri instabili della societ
popolare. Delle orde si misero in marcia, perseguendo l'antico
sogno millenarista, massacrando di passaggio gli Ebrei, ed essendo
massacrate a loro volta.
   Nella Francia del Nord, anche la cavalleria si mosse, ma senza
fretta, tranquillamente ordinata dai prncipi, i quali, tutti o
quasi tutti, presero la croce. Ai confini del regno i discendenti
di Carlo Magno, Goffredo di Buglione, duca della Bassa Lorena, il
conte di Boulogne, suo fratello, il conte di Hainaut, si
consideravano designati dalle virt della loro stirpe a prendere
il comando della spedizione. Partirono anche il conte dei Bretoni,
il duca dei Normanni, il conte di Blois, suo cognato. Roberto,
conte di Fiandra, appena ritornato da un pellegrinaggio espiatorio
in Terra Santa, si un a loro. Alla fine dell'estate l'esercito
del Cristo era pronto a mettersi in viaggio. Esso si mosse
lentamente, seguendo diversi itinerari. Diviso. Distribuito in
corpi autonomi, costituiti da casati molto importanti, simili alle
corti itineranti che i duchi e i conti avevano l'abitudine di
condurre incessantemente da un capo all'altro del loro principato,
talvolta perfino lontano dal paese, quando erano presi dal
desiderio di un lungo viaggio, sotto il pretesto di venerare certe
reliquie o di partecipare alla consacrazione del re. Ognuna di
queste compagnie, mescolando ai cavalieri della patria donne,
servitori e tutti i giovani senza legami, rimase durante il
tragitto gelosamente ripiegata su se stessa, non perdendo nessuna
occasione d'imporsi sui vicini. L'ostilit reciproca dei diversi
popoli della Gallia non venne mai meno durante un viaggio che dur
tre anni, pieno d'insidie.
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